Il guardiano dei Byeri

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Numerosi studiosi sono concordi sul fatto che uno degli scopi principali di queste statue era quello di intimorire e tenere lontano i curiosi, per evitare che occhi indiscreti osservassero il contenuto delle scatole, il vero oggetto di culto . “Le scatole del Byeri hanno due dimensioni differenti, a seconda che si tratti di scatole non trasportabili o trasportabili. Le prime, destinate a restare in un angolo della casa, misurano 50-60 cm d’altezza e 30 cm circa di lunghezza, compreso il coperchio; le seconde, a volte munite di cordicelle per agevolarne il trasporto, misurano 30-40 cm d’altezza su 20-25 cm di larghezza. E’ sui coperchi di queste scatole che i Fang installano le statue” .                 Le statue in legno del Byeri possiedono un valore artistico significativo, sono oggetto di studio e sono ricercate e conservate presso musei etnografici sparsi in tutto il mondo     

                                                                                   Tessman riportava:

«Queste figurine si chiamano biâ,n; esse non rappresentano una persona precisa. In tutti i casi, anche se non hanno un significato puramente estetico, servono a ingannare, sembra, i non iniziati, soprattutto le donne curiose. Questi potrebbero esaminare il contenuto del barile, ma le figurine fanno loro credere che non vi sia nulla dentro. Per le donne come per tutti i non iniziati, barile e figure sono intoccabili, ma gli iniziati danno poca importanza alle figure . Di fatti, i Pahuin6 possono vendere ai Bianchi desiderosi le figure di legno, ma non venderanno mai il barile con il suo contenuto. Le figurine assumono diverse forme. Le più antiche sembrano essere delle teste semplici attaccate al barile per mezzo di un gambo più o meno lungo. Più tardi sono state fate delle mezze-figure e infine delle figure intere»

Perrois , al contrario di Tessmann, ritiene che i due tipi di statue del Byeri, quello con la sola testa umana e quello con l’uomo in piedi, siano coesistite sin dalle origini del culto. Sempre Perrois  afferma che la statua “non è che il supporto materiale dell’idea che ci si fa’ degli antenati. Serve a ricreare l’immagine dei morti e a dar loro una specie di vita simbolica”.

Secondo Tessman, l’antico culto degli antenati utilizzava esclusivamente i crani dei parenti vicini, in primo luogo del padre, poi della madre, infine dello zio paterno, ecc. Alcune settimane o alcuni mesi dopo la sepoltura, i crani venivano esumati e puliti

Il cranio era dipinto con polvere rossa ottenuta dal legno di padouk (ba) e conservato in un contenitore (nsek byer, “scatola del byeri”), sormontata da una statua. Il numero di crani contenuti nello nsek byer era la prova dell’antichità del lignaggio, dava privilegi all’interno della tribù, procurando autorità e ricchezza. Gli sconvolgimenti sociali a cui sono andati incontro i Fang verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento hanno frammentato e decentralizzato il “potenziale osseo” del Byeri. Agli inizi del XX secolo solo alcuni capi molto potenti conservavano ancora 15-20 crani. Tutti gli altri ne possedevano solamente 4-5 o anche dei soli frammenti

Secondo Nguema-Obam , molto probabilmente il Byeri fu inizialmente proprietà della tribù (ayong), poi del clan (mvok), in seguito del villaggio e finalmente dello nda-é-bor, la grande famiglia fraterna patriarcale. Durante quei tempi la custodia del byeri era affidata a un solo individuo, mbagle byer. Da questa funzione erano escluse alcune persone, quali le donne e i ricchi. Per Perrois  l’officiante vero e proprio era il capo famiglia (ésa), gli altri adulti del clan erano dei semplici iniziati. Un tempo egli conservava la scatola del Byeri in una piccola casa, installata in disparte dal villaggio. I crani appartenevano generalmente ad antenati maschi del clan; a volte si trattava di ossa femminili, di una maga di fama, o di una madre di famiglia particolarmente prolifica, divenuta di fatto capo famiglia. Alla creazione di un nuovo villaggio da parte di un cadetto della famiglia, il nuovo Byeri era costituito da alcuni frammenti della reliquia dell’ésa del clan. Il primo cranio intero a entrare nel nuovo reliquario era quello del fondatore del nuovo villaggio.

Attorno al Byeri si svolgevano numerose cerimonie propiziatorie, di divinazione e di purificazione. Il Byeri era consultato prima di qualunque azione importante: nella caccia e nella pesca, prima di intraprendere un viaggio, nella scelta di un terreno per la costruzione di un nuovo villaggio, nelle malattie, nella guerra. “Quando si desidera ottenere i favori del byer, si uccide un animale domestico. Si va a trovare il guardiano del byer, precisando i motivi della richiesta. Il byer era, per i Fang, il garante del mondo vivente. Rendeva le donne feconde, donava la ricchezza, assicurava il successo in guerra, nella caccia, proteggeva i guerrieri, vegliava sugli individui. In una parola, la società fang era inconcepibile senza il byer. Non v’era realtà superiore a questo”

 

«Il culto degli antenati era anche un’associazione di opposti. I rituali del Byeri erano di due tipi: l’iniziazione di nuovi membri e il ristabilimento della benevolenza degli antenati negli affari del villaggio. Il primo si chiamava adzi malan (“mangiare malan”) o aki malan (“cadere sotto l’influenza del malan”). Il secondo era chiamato variamente akôm adzal (“preparazione del rafforzamento del villaggio”), akôm Bieri (“preparazione del rafforzamento del Byeri”), o akulu malan (“la venuta del malan”). Le figure dei reliquari erano chiamate “bambini della medicina” (mwan biang) o semplicemente “figure del Byeri” (eyima Bieri)» (Fernandez 1982: 256).

Perrois riporta:

«Per le cerimonie propiziatorie, legate alla caccia, si servivano anche di crani di animali: pantera, antilope, gorilla. I crani domandavano di essere “nutriti” ad ogni seduta di culto con il sacrificio di un pollo o di una capra o l’offerta di un pezzo di selvaggina. L’officiante versava il sangue sul cranio.

I Beti del Camerun, vicini geografici e razziali dei Fang, avevano adottato il culto del Byeri di questi ultimi, prima della conversione in massa al Cattolicesimo.

Non sono pochi gli odierni buitisti maschi che sono o sono stati iniziati alla forma moderna del Byeri, passando attraverso l’esperienza dell’alan.

Seguendo Tessman, quindi, il rito di iniziazione vero e proprio del Byeri durava un paio di giorni e i novizi, come prima cosa, ancor prima di raggiungere il luogo sacro predisposto per il rito, venivano messi in uno “stato di incoscienza” o meglio “visionario”, attraverso l’ingestione dell’alan.

Sappiamo che durante il rito i crani venivano estratti dalle scatole e fatti “danzare” da alcuni inservienti al rito, di fronte ai novizi. Era quello il primo momento in cui essi vedevano i crani dei loro antenati.P

Nel corso del secolo XX, il rito d’iniziazione al Byeri ha visto modificare le sue motivazioni e ruoli nella società fang, così come la sua liturgia. Possiamo osservare questa trasformazione in un rito di carattere più privato attraverso la descrizione dell’abate André-Walker:

«I crani possono essere sia di donne che di uomini appartenuti alla famiglia… La cerimonia – che si inscrive nel quadro dell’iniziazione del Sóo – ha luogo in un compartimento più o meno ritirato di una casa, in presenza solamente di 4 o 5 anziani, che eseguono diversi canti in onore degli antenati protettori della famiglia e che impongono spesso dei divieti ai nuovi iniziati.

Per la circostanza, il futuro “guardiano dei crani” deve assorbire una certa quantità di scorza di alan, senza parlare delle fumigazioni che si praticano in un recipiente speciale, con la medesima scorza. Questa droga mette il giovane in uno stato di ebetudine, di allucinazione, come l’iboga.

E’ allora, dicono i Fang, che il giovane vede degli spettri, dei fantasmi, dei revenants, che sono suoi parenti dell’oltre tomba…

L’assorbimento dell’alan si può fare individualmente o collettivamente – in pubblico -, prima dell’esibizione dei crani degli antenati, ma questa esibizione si fa sempre in segreto

 

 

Riferimenti :Giorgio Samorini .

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