Archea ritrovati nel nisseno.

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Gli organismi estremofili non sono veri batteri, sono archea, un regno di nuova concezione, nato per diversificare i batteri tradizionali da questi microrganismi che hanno sviluppato alcune caratteristiche straordinarie che li rendono unici. Differiscono per la composizione di parete e membrana cellulare e per l’ottimizzazione di proteine e metabolismo. Il tutto allo scopo di vivere in ambienti totalmente inospitali, in condizioni di vita estreme e sono per questo definiti anche estremofili.

In una sorgente di acqua solfurea e salata vivono organismi estremofili capaci di resistere a PH estremi.                  Vi sono batteri che vivono in condizioni tossiche, come zolfo, metalli pesanti, metano, e, quello che a noi ci uccide, loro se ne nutrono, questi batteri sono molto utili per la bonifica di terre inquinate, in Giappone per esempio dopo il disastro di  disastro di Fukushima Dai-ichi , per bonificare le zone si utilizzano batteri estremofili. Le biotecnologie hanno sfruttato le straordinarie proprietà di questi microrganismi.
Le proteine degli archea sono naturalmente strutturate per resistere a temperature altissime, condizioni fortemente acide o basiche, concentrazioni saline estreme. Le nostre proteine e quelle di tutti gli altri organismi non sarebbero minimamente in grado di operare in queste condizioni.
Tali proprietà derivano ad esempio da un alto numero di ponti di solfuro che le rendono più compatte e termostabili.

Il ritrovamento è molto importante per potere identificare di cosa si tratta con certezza, questo Archea si sta coltivando in provette, non essendo certi se è stato classificato è stato battezzato provvisoriamente  come sulpur ciras.      

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