Il calendario dei nativi siciliani

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 Chi sono i nativi siciliani ?

Si parla spesso di dominazioni e poco dei nativi siciliani, chi erano ?                                                                                    Sulla preistoria siciliana si sa ben poco, alcuni grandi archeologi di tutti i tempi hanno fatto ipotesi, troppo pochi gli elementi per dire che i sicani siano stati il popolo delle origini e troppe poche informazioni abbiamo per dire che gli stessi provenissero da fuori. Un popolo molto antico ha abitato per millenni l’isola ha plasmato montagne, creato grotte, percorsi e monumenti sacri che hanno resistito per millenni alle intemperie. Non erano barbari, non erano un popolo belligerante, e conoscevano il territorio meglio di qualsiasi altro popolo e civiltà. La sovrapposizione di diverse civiltà ha sicuramente influenzato il modo di conoscere bene questa civiltà, da osservazioni fatte in diversi siti si notano tantissime tipologie di tombe,  riti funebri diversi implicano civiltà diverse, trovare diverse tipologie nello stesso luogo indica che il luogo fu frequentato in diversi periodi. Non voglio soffermarmi troppo sulle tombe ma distinguere una tomba sikana da una sicula non è facile come si crede, una tipologia di tombe a pozzo indica un altra civiltà, cosi come le tombe monumentali a camera. Non abbiamo elementi sufficienti per stabile con precisione il nostro popolo nativo che tipo di tombe utilizzasse, escludendo quelle sicule e sikane non ci rimane che esaminare dei siti dell’età del rame. Scendendo giù nella scala del tempo ci ritroviamo in quelli che devono essere stati i nativi siciliani, una cultura ancestrale simile agli indiani, che amava il proprio territorio, lo conosceva anche meglio di noi “moderni”, tanto da saperlo sfruttare al meglio con il minimo sforzo, la terra regalava di suo già tanto  e con l’agricoltura dava molto.

A che servono i calendari  ?

Una civiltà contadina deve sapere con precisione il susseguirsi delle stagioni, non si può improvvisare una semina e non possiamo arare i campi solo perché la temperatura è cambiata, anche i pastori per la transumanza e per fare il formaggio o semplicemente per calcolarsi il tempo di gestazione di un animale devono avere un calendario preciso che non dia problemi o faccia nascere dubbi.

Qual’è il metodo utilizzato dai nativi siciliani?

Il metodo è semplice, richiede una buona osservazione del moto del sole, la conoscenza della matematica, e la conoscenza dei punti cardinali. Se oggi vorremmo fare un calendario facendo finta non avere una bussola e con le conoscenze di allora ci potremmo impiegare diversi anni per capire il posizionamento esatto di un foro che ci permetterebbe di segnare due date importantissime il 21 giugno e il 21 dicembre e cosi avremmo il primo semplice calendario solare diviso in due stagioni. Cercherò di essere molto semplice per capire bene il ragionamento, praticamente dopo decine di osservazioni sotto il sole e disegnando l’orbita a terra mi accorgerei che il sole non sorge e tramonta dallo stesso punto ma aumenta la distanza in estate e diminuisce in inverno, mi accorgerei dopo qualche anno di osservazione che l’alba del giorno più corto e nella stessa direzione del tramonto del giorno più lungo, in pratica se mi metto nello stesso punto posso vedere il sole sorgere il 21 dicembre e vederlo tramontare il 21 giugno nella stessa direzione, questa osservazione che non è da poco fu colta dai nativi che salirono sugli speroni e li bucarono per fissare una volta per tutte la direzione, in pratica per due punti passa una sola retta, invece per un punto passano infinite rette,  costruendo un puntatore in mezzo alla direzione alba-tramonto dei due solstizi  avevano ben tre punti fissi, il sole al tramonto solstizio estate , il sole all’alba solstizio inverno e in mezzo il nostro puntatore, una sicurezza più che matematica.

Questi primitivi la sapevano lunga e prima di bucare una roccia che richiedeva e richiederebbe anche oggi uno sforzo immane, sicuramente facevano anni e anni di osservazioni sul posto e poi si sbizzarrivano, come vedremo in calcoli azimutali e di orientamento degni dei migliori topografici. L’allineamento del sole al tramonto e all’alba richiede anche un ulteriore angolo azimutale che è praticamente la quota, il punto d’osservazione deve essere in quota con il puntatore e con l’orizzonte locale, e come un mirino deve appunto puntare anche in quota il  sole, farlo coincidere all’alba e al tramonto dei due giorni doveva essere il massimo dell’estasi di questo popolo, in pratica dovevano scegliere una vetta con una determinata altezza tale da permettere la visuale da entrambe le direzioni, e che ci vuole ? In realtà è molto complicato scegliere una roccia orientata e che abbia l’altezza giusta per il traguardo dei solstizi. Nell’ipotesi che dovremmo costruirne uno nuovo, oggi abbiamo bisogno  di un teodolite e con qualche calcolo trigonometrico potremmo identificare la quota giusta di visione e poi cercare un sperone adatto al nostro lavoro, non credo disponessero di un teodolite, andando per ipotesi potevano andare a tentativi, salendo sugli speroni rocciosi e per almeno per due anni osservare il sole e il tragitto fino a trovare quello adatto per la funzione, diciamo un lavoro immane che richiede diversi anni di prove empiriche, fino ad identificare un sito adatto allo scopo, un lavoro che richiede almeno una persona con conoscenze matematiche, conoscenza del territorio e una cinquantina d’anni di tempo libero per provare e riprovare. Un foro che mi dia il la certezza di sapere due date importanti per l’agricoltura è un invenzione di un certo spessore, praticamente anche il più sbadato agricoltore vedeva il corso delle stagioni con dei riferimenti sino a sapere il giorno esatto dell’inizio dell’estate e quello dell’inverno  senza nessuna approssimazione scusatemi se è poco… infatti sono stati utilizzati fino a poco tempo fa dagli stessi pastori come calendario alternativo a quello cattolico-festivo.  Una civiltà agricola-pastorale si sarebbe accontentata di due stagioni, sapere quando fa freddo e quando fa caldo è importante, non vado a cercare le mezze stagioni, loro invece si sono spinti oltre calcolando anche gli equinozi che permettono di dividere l’anno in altre due parti, ma  permettono anche  una cosa importante, la conoscenza della durata media delle ore del giorno, infatti per l’equinozio notte e giorno coincidono, e possiamo dunque calcolare i giorni medi dell’anno e addirittura dividere le giornate in frazioni di tempo, ma a  dei pecorai e agricoltori cosa serviva sapere la durata del giorno? In una società frenetica come quella odierna sapere l’ora esatta è importante, il tempo è denaro ma saperlo migliaia di anni fa che senso ha? Molto probabilmente il calcolo equinoziale serve per uno scopo ben più importante che è quello delle direzioni, infatti il sole all’equinozio sorge a est e tramonta ad ovest e già questo per un pastore è importante,  conoscere le due direzioni e come sapere distinguere la destra dalla sinistra, sapere dove dirigersi per portare  le pecore in lunghi viaggi verso la costa o verso le Madonie  è importante, se la teoria è esatta, nelle vie di snodo dovremmo trovarci di fronte a una sorta di bussola con su scritto “” Pecoraio vai di là”” o un solco che non lasci dubbi con le direzioni cardinali. Ecco perché è importante  scoprire  il mezzogiorno,  perché indica il nord-sud e assieme agli equinozi abbiamo la prima bussola primordiale costruita dall’uomo, in pratica una bussola fissa senza ago che per essere consultata doveva per forza essere chiesta al popolo che la possedeva. Lo straniero era costretto a domandare la direzione e questo è molto importante nel centro Sicilia dove hai la possibilità di andare nelle quattro direzioni cardinali. La costruzione di una meridiana con l’utilizzo di uno gnomone deve essere il primo passo per orientarci e scoprire il nord, unito alle conoscenze degli equinozi ci permetterà di costruire la prima bussola primordiale.       

Dunque riepilogando un calendario  solare è una struttura che ci permette di calcolare le stagioni, con molta precisione, i calendari solstiziali dividono l’anno a metà, quelli equinoziali di 1\4 e ci permettono di conoscere l’est ed ovest, e attraverso la meridiana il nord e sud.

I nativi non erano scemi!

Dopo questi ragionamenti dovremmo aspettarci dei siti in prossimità di fiumi o nelle vecchie strade con dei fori Nord e Sud per potere dividere con esattezza i punti cardinali, ecco che è partita la ricerca di  se gni,  buchi , solchi , qualsiasi cosa che ci indicasse vai di la! Utilizzando sia la tecnologia che le scarpe! …  scarpinate lunghissime che mi hanno permesso di identificare un luogo ideale, un incrocio importante anche oggi che unisca  il nord, sud ,est e ovest della Sicilia, nel quale se non erano scemi dovevano costruire qualcosa che indicasse la direzione, altrimenti la mia teoria era strampalata !…Appena arrivato sul luogo designato ho trovato non solo le testimonianze di questa grande civiltà ma dei fori scolpiti e delle direzioni segnate che non lasciano nessun dubbio, la scritta “”pecoraio vai di là”” non l’ ho trovata, ma ho trovato proprio una lingua comprensibile a tutti noi appassionati di natura, una chiocciola con un foro orientato verso nord, la chiocciola potrebbe indicare una costellazione, le Pleiadi sono conosciute come chiocciola, anche la stella polare potrebbe essere indicativa del nord, ma come individuare a direzione di marcia di giorno?  loro hanno scelto un semplice foro diretto a nord e la stessa chioccia rivolta in direzione Est-Ovest come se procedesse verso ovest, ma se non bastasse allo scettico? per essere sicuri della direzione ne fecero tre un numero sufficiente a togliere i dubbi e un quarto per eliminarli completamente, un segnale lasciato li proprio per indicare quelle direzioni.  Come abbiamo detto siccome non erano scemi ci hanno fatto trovare proprio li un “arcova” direzionata all’equinozio con un grosso pilastro con raffigurato un dio, forse Priamo o forse qualche altro a segnare la direzione dell’equinozio, e un buco di circa 20 cm dietro il pilastro per indicare con certezza la direzione est -ovest, ma lo scettico potrebbe contestare ancora, allora hanno lasciato una firma indelebile un gallo rivolto verso l’alba del solstizio d’inverno là dove sorge il sole, potrebbe sempre trattarsi si semplici casi creati dalla natura, ma sappiamo che tante coincidenze sono talmente improbabili tanto più che è evidente la mano dell’uomo.    Le rocce sono state esaminate con molta attenzione e sono opera dell’uomo, opere dimenticate e lasciate li a combattere da sole una sfida contro il tempo, in effetti segnavano il tempo e le direzioni, forse ancora segnano il  tempo e la direzione ormai smarrita di una civiltà perduta.

 La prima bussola?

Se per bussola intentiamo uno strumento per calcolare le direzioni questo sito preso in esame lo è, indica le direzioni dei punti cardinali con molta precisione e il fatto che si trovi nel punto centrale della Sicilia, dove per essere raggiunto ci vogliono due giorni di cammino sia da nord che da sud, ne fa un punto nevralgico, uno snodo di vie,dove si ci poteva perdere facilmente, una bussola che indicava con molta precisione la direzione da seguire se andare verso l’Etna o proseguire verso le Madonie, insomma si tratta di un antico sistema di orientamento , indica i quattro punti cardinali. Nello stesso sito non troviamo altri calendari solstiziali ma a poche centinaia di metri di distanza ne troviamo due.


Giovanni Cirasa ricercatore indipendente.

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